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Il ladro pietrificato


di classe 2 - Domodossola -

Apr 2, 2004, 10:19


IL LADRO PIETRIFICATO

 

Il lago Maggiore, attraente bacino naturale e nord-est del Piemonte è meta d’obbligo per turisti vacanzieri, un tempo era infestato da malviventi di ogni specie: ladri, truffatori, assassini e bari ne avevano fatto la loro base privata e qui ne combinavano a più non posso. Alcuni assaltavano i battelli ed i barconi carichi di mercanzia mandandoli a picco ed uccidendo l’equipaggio ed i passeggeri,dopo avere depredato questi ultimi di ogni avere. Altri si erano specializzati nell’alleggerire  i pescatori di prede ed attrezzi del mestiere; altri ancora si dedicavano sulla rapina e allo scippo mirando ai sempre più rari passanti che innavertitamente, ne cavalcano le coste. Era una situazione insostenibile, ma dal loro covo, costituito da due foschi castelli mezzo diroccati e troneggianti al centro del lago di fronte alla borgata di Cannero, i malandrini dominavano e controllavano tutta la zona in barba alle autorità ed all’ordine costitutivo.

Una sera il capo assoluto di tutta la bella accolita, durante una “riunione di lavoro”, disse:

-         Compari. Ho saputo proprio oggi che sulla montagna, in una villetta nascosta dai pini, ci sono tesori e ricchezze a non finire: mi è stato riferito che tale è la ricchezza racchiusa che persino la ciotola del cane è d’oro zecchino tempestato di zaffiri e brillanti.

-         Ma no! Ma va! Ma dove!? Ma come!?- esplosero in coro i briganti cui la notizia aveva fatto interrompere le cena e le abbondanti libagioni.

-         Per me è una frescaccia…o una trappola- squittì un ometto dagli occhietti vispi che stava maneggiando un fucilone doppio almeno della sua statura.

-         Si. E’ una trappola, o una presa in giro- aggiunse un compare con gamba di puro noce nostrano e benda piratesca sull’occhio destro- sennò, a quest’ora, l’avremo già ripulita- e giù un ghigno sdentato da raggelare il sangue.

-         No, no!- urlò allora il capo battendo l’unica mano buona sul tavolo e rovesciando tutti i bicchieri- E’ vero, per la barcaccia di mio zio ladrone, è vero e vi ho già fatto un sopralluogo. Non vi dico che cosa ho visto perché non voglio rovinarvi la sorpresa!!!

Silenzio di tomba . La marmaglia era ora tutta protesta e pendente dalla labbra del manigoldo.

-         Nella villetta abitano solamente un vecchio e un bimbo: non escono mai perché producono il proprio cibo con i mezzi personali e quindi non ne conoscevano l’esistenza. – Il silenzio si poteva tagliare col coltello! – Ora  - Continuò il capo – attenti: io ho già un piano che ci permetterà  di alleggerire il luogo di tutto e di trattenere il bimbo con noi per avviarlo al nostro lavoro.

E qui fu un tutt’uno di bene e bravo dell’eccitata masnada.

-    Uno di noi! – proseguì lo sparviero – si vestirà da frate, salirà fino lassù e busserà alla porta chiedendo ospitalità. Entrato in casa, subito, sgozzerà il vecchio e lo scaglierà nel burrone sottostante, dopodiché comincerà a portare giù una parte del tesoro ed il marmocchio.

Al resto penseremo appena compiuta questa prima fase dell’operazione.

L’applauso malvagio rimbalzò tra le vetuste mura dei castelli.

-         Io sarò il frate grigio – esordì il gufo.

-         No: Bacialamorte è più astuto – contestò il vicino.

-         Meglio Tigrotto, più forte – aggiunse un terzo.

Il capo li sogguardò con ghigno beffardo e sentenziò:

-         Andrò io.

Vestì il saio grigio di un frate torturato e ammazzato qualche tempo prima, calò il cappuccio fino a nascondere il viso, attraversò il paese prendendo poi il sentiero che si snodava ghiaioso tra gli aranceti, ancora spogli, che cingono Cannero come una corona reale. Così conciato il malandrino camminò per circa un’ora sinchè, arrivato all’ultima svolta della viuzza, si fermò: di la si dominava tutto il lago e si poteva scorgere la villetta solitaria appollaiata tra un mazzo di pini sventanti. In quell’attimo una finestra s’illuminò e l’uomo potè scorgere i biondi riccioli di un bimbo che, dai vetri particolarmente tersi, volgeva il viso al cielo come a scrutare i più reconditi segreti. Pensava il bimbo: pensava ai suoi genitori sempre lontani per via dei loro impegni; pensava a quanto fosse fortunato ad avere un nonno così paziente e buono; pensava alle cose che, domani avrebbe fatto su per la collina, con il suo Fido.

Il brigante ebbe una smorfia infernale:

-         bravo bimbetto, bravo ! – bisbigliò tra sé e sé –

guardalo bene quel cielo che tanto ti attrae. D’ora in poi sarà il tuo tetto e lo spettatore delle tue losche imprese!

Neanche Iddio potrà impedirlo, così come non potrà impedire questa mia azione.

Così dicendo si diede ad affrontare l’ultimo tratto di strada, ma non riuscì a muoversi: i suoi piedi si erano come saldati alla roccia dalla quale saliva un gelo strano che stava intorpidendogli gambe e ginocchia. Provò a tirare gli arti, a saltare, ad aggrapparsi ad una sporgenza che sovrastava , ma niente: le sue estremità erano diventate di pietra ed il gelo pauroso saliva sempre di più.

Rapido ed irreversibile gli aveva imprigionato ormai tutto il corpo, serrandogli il core e giungendo ad offuscargli il cervello.

Nella notte nera molte volte le chiatte dei suoi compari, che lo attendevano, fecero la spola fra il loro isolotto e la riva: il capo non tornò.

Il mattino dopo, appena fu l’alba, il Gufo, presagendo qualche disgrazia, seguì le orme dello scomparso, passo a passo per non confondere l’itinerario.

Capelli ritti, occhi strabuzzati, viso trafelato, in dieci minuti aveva percorso  la via del ritorno stramazzando ai piedi dei compagni come inseguito da un’orda di diavoli feroci.

-         Il Capo… il nostro capo. – ansimava – è…è…

-         Cosa è? – incitarono gli altri visibilmente preoccupati.

-         …è…è…pietrificato!!!

Avendo il Gufo fama di gran bugiardone  e pensando l’accolita che il tutto fosse  un sistema escogitato dai due per non diventare il tesoro, mandarono Tigrotto e Avvoltoio a verificare il fatto.

-         Poco tempo e la stessa scena di prima si ripresentò ai loro occhi:Tigrotto e Avvoltoio, paonazzi e sfitati, erano ancora lì a raccontare la stessa cosa.

-         Andrò io – sbottò allora Bacialamorte e si avviò fischiettando nervosamente, col capellaccio calato sugli occhi grifagni. Giunto vicino al frate lo scosse e gridò “Su muoviti! A chi vuoi darla a bere?!” ma sentendo il gelo di quel corpo salirgli per le mani ed osservando la marmorea fissità dello sguardo del capo girò sui tacchi e se la diede a gambe levate lungo il pendio. E se la diedero a gambe tutti senza fermarsi e senza voltarsi abbandonando per sempre la zona del lago che, in poco tempo, tornò a rifiorire tra il sorriso dei bimbi e le allegre risate dei viandanti.

Lo sguardo innocente di un bimbo era salito fino al cielo e di là aveva compiuto il miracolo.

 

 


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